Bando per divenare il Direttore Artistico della stagione teatrale

Se abiti a Teramo e sei disposto a seguire gli incontri di selezione della Stagione teatrale 2016/17 dell’ITALIA DEI VISIONARI del Teatro Spazio Electa, non perdere tempo: scarica la Scheda adesione Visionari sul sito dell’ACS (www.acsabruzzo.it), oppure chiama i numeri 0861212593 oppure 3926604803.

La stagione teatrale del Teatro Spazio Electa organizzata dall’ACS Abruzzo Circuito Spettacolo, propone per la stagione 16/17 la selezione del gruppo dei “Visionari”, per valorizzare il lavoro di compagnie emergenti e indipendenti che operano nel teatro d’innovazione e nella danza contemporanea. La “Selezione Visionari” garantisce un meccanismo di selezione delle proposte pervenute tramite il lavoro di un gruppo di 30 spettatori, detti “I Visionari”, che non sono ad alcun titolo “addetti-ai-lavori”. Tramite incontri che si terranno a cadenza settimanale, i Visionari vedranno decina e decina di materiali video per arrivare a selezionarne 10 spettacoli che andranno in scena da ottobre 2014 a maggio 2015. Il progetto dei “Visionari” parte da un’idea del Kilowatt Festival e in collaborazione con l’ACSvede i partner Artificio (Como), Festival Le Città Visibili (Rimini), E.A.R. Teatro di Messina (Messina).

La scelta degli spettacoli da ospitare in stagione, quindi, non la fa il direttore artistico, ma a questo gruppo di persone residenti a Teramo: 30persone comuni come studenti universitari, commesse del supermercato, professori, baristi, operai, elettricisti, pensionati… L’idea è proprio quella che i Visionari non siano addetti ai lavori, cioè né attori, né registi, né operatori teatrali. I Visionari sono normali spettatori, interessati al teatro e alla danza.

Viviamo in un’epoca in cui è divenuta una moda mettersi in cattedra e giudicare gli altri. Basta accendere la tv, leggere un giornale (anche quelli che si presentano come i più evoluti dal punto di vista culturale) per vedere come la grande mania di giudicare tutto e tutti sia all’opera. La smania di giudizio pervade la nostra società. E soprattutto sono i più giovani quelli maggiormente bersagliati da questa passione giudicante dei sedicenti “esperti”, così che spesso si sconfina nel paternalismo, nel qualunquismo, nella volontà di omologare il diverso a ciò che si conosce già. Pensate che geni eversivi come Aristofane, come Caravaggio, come James Joyce, come Buster Keaton, come Janis Joplin (cito un po’ di miei amori, a caso), sarebbero sopravvissuti e divenuti grandi se avessero accettato tutti i consigli datigli per il loro bene, espressi da chi era, o si dichiarava, competente?

“I Visionari”siincontreranno almeno una sera a settimana per visionare tutto il materiale video arrivato da tutta Italia da compagnie di teatro e di danza. Discuteranno, si confronteranno, fino ad arrivarealla selezione degli spettacoli che considerano i più interessanti.

Non si giudica!!! Infatti, già nel nome – “I Visionari” – è nascosta la forza eversiva di un diverso punto di vista. La parola “Visionario” ha nella sua radice il termine “vedere”, che è operazione orizzontale, che non richiede l’ergersi sopra qualcosa, ma piuttosto il mettersi di fronte. Ma c’è di più, perché la parola “visione” rimanda all’andare oltre ciò che si ha immediatamente di fronte, e traina il concetto di “perdita”, cioè perdersi dentro ciò che si vede, e così apre all’idea di “immaginazione”, perché mentre si è persi in ciò che si vede, si è trasportati oltre e si comincia a immaginare altro. E poi sono “Visionari”, cioè plurali. E in un mondo dove ognuno vale per sé, in cui l’unica idea di vita sociale che si riesce ad ammettere per andare oltre l’individualità è a mala pena quella della famiglia (che i nostri politici hanno sempre in bocca…), i Visionari che si incontrano ogni settimana, disposti a mettere in comune le proprie intelligenze e sensibilità per fare un lavoro di gruppo, in ascolto delle nuove generazioni, rappresentano un modello di socialità ormai perduto e completamente estraneo al mondo che abbiamo intorno.

Un progetto come quello dei Visionari parte dalla domanda sul perché il pubblico abbia perso consuetudine col teatro. E, pur nella convinzione che il teatro è e resterà esperienza di nicchia, risponde con la convinzione che un pubblico maggiore possa “agganciarsi” al teatro d´innovazione contemporaneo e alla danza d’autore. Quindi è qualcosa di più di una provocazione l’idea di sovvertire i criteri di organizzazione del rapporto tra il sistema dello spettacolo e il pubblico. È un’idea di politica culturale.

I Visionari rispetto al panorama sociale che abbiamo intorno rappresentano un’eccezione preziosa. La loro disponibilità a incontrare persone, scambiarsi opinioni, discutere di differenti punti di vista, è totalmente fuori dalla pigra logica dell’assuefazione che domina il nostro vivere sociale. E c’è di più: essi mettono questo sforzo di relazione al servizio di qualcosa che è considerato solo un accessorio. Perché così è che la società intorno a noi considera la cultura, e in particolare lo spettacolo dal vivo, più di tutte le altri arti: un accessorio che abbellisce la nostra vita sociale, ma di cui si può anche fare a meno. In quanti sottoscriverebbero l’idea che un teatro conta quanto un ospedale? Tutti difendiamo la scuola come luogo di trasmissione culturale, ma sareste pronti a fare le stesse battaglie per un centro d’arte contemporanea o una compagnia teatrale? Solo in rari – e tra l’altro poco fortunati – momenti della vita dell’umanità si è pensato alla cultura come a un patrimonio primario (mi viene in mente la Russia sovietica, con gli esiti che sappiamo…). Ma forse è normale che sia così. Quelli che si interessano di cultura sono degli irregolari.

Perché non può essere regolare chi si pone domande. E nessuna società può considerare come patrimonio da difendere chi la attacca e la mette in crisi. Perché dietro ogni proposta artistica ci sono delle domande. E gli artisti sono quelli che hanno il coraggio di portare le cattive notizie che ci riguardano. Perché di domande parliamo, e lasciamo che le risposte siano lasciate al cuore e al cervello di ciascuno spettatore.

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *