Atessa, la “Locandiera” di Goldoni in scena il 15 febbraio

Lo spettacolo più applaudito della scorsa stagione teatrale, La Locandiera di Carlo Goldoni del Florian Teatro Stabile d’Innovazione, regia di Giulia Basel, apprezzatissimo sia dal pubblico serale che dagli studenti venuti a centinaia a vederlo da diverse scuole medie e superiori, sarà impegnato ancora in una tournée in Abruzzo, in collaborazione con l’Atam, dopo aver riscosso ampio successo nelle diverse tappe fuori regione, a Trevi, a Bologna e a Sedegliano del Friuli per l’ERT, il circuito teatrale del Friuli Venezia Giulia, e a Roseto, Gessopalena e Pratola Peligna. La tournée abruzzese continua al Teatro Comunale di Atessa, sabato 15 febbraio alle ore 21. Lo spettacolo vede in scena un cast che riunisce il nucleo artistico della compagnia: Flavia Valoppi è Mirandolina, esuberante, complessa, affascinante protagonista di questa commedia intramontabile, modello di donna libera che si è costruita una vita agiata e tranquilla basandosi sulle proprie forze e scegliendo il proprio destino senza scendere a facili e convenienti compromessi; accanto a lei le brillanti interpretazioni di Massimo Vellaccio, uno strepitoso Marchese di Forlipopoli, Alessio Tessitore che sa dare umanità al personaggio del Cavaliere ora burbero ora tenero, Umberto Marchesani un elegante Conte d’Albafiorita, Massimo Paolucci, un Fabrizio puntuale e convincente, le divertenti commedianti Giulia Basel (Ortensia) e Irida Mero (Dejanira) e il giovane Francesco Sportelli (il servitore del cavaliere). Il lavoro ripropone il testo pressocché integralmente e punta soprattutto sulla bellezza della parola recitata e sul rapporto diretto tra attori e pubblico, per ridare spazio e peso ad una drammaturgia che sottolinea la vitalità e l’ingegno di un grande uomo di teatro quale era Goldoni. …E se è vero, com’è vero, che Goldoni funziona sempre -anche quando lo si deformi o lo si zavorri, persino quando lo si manchi clamorosamente- ci vuole un’opera di rivelazione per riconoscere la cifra goldoniana più autentica; è necessaria una cura qualitativa dell’allestimento che sappia accompagnare il lavoro degli attori e non soffocare inutilmente la spettacolarità di una commedia dai contenuti tutti espliciti e tutti fusi con l’azione. E’ questo il plauso principale da muovere alla Locandiera firmata da Giulia Basel, curatrice per Florian Teatro della regia e presente in scena con un cameo dalle valenze meta-teatrali nel ruolo di Ortensia (una delle due attrici di giro che animeranno la locanda di Mirandolina); l’allestimento si caratterizza proprio per la capacità di non imprimersi invasivamente sul soggetto drammaturgico con un disegno teorico e stilistico d’impatto, nella necessità impellente di una dimostrazione di intelligenza o di lettura critica sapiente, magari di taglio politico o sociologico, che spesso anima la regia del repertorio classico. ….e rivela il cuore tutto attorico del testo goldoniano, su cui si gioca la partita della sua resa scenica vincente…… E’ qui che infatti vince e convince la messinscena realizzata da Florian Teatro, ovvero nell’esaltazione della finzione senza mai oltrepassare però la misura del gioco, con un lavoro di regia che deve predisporre l’azione ma prontamente aver cura di mimetizzarsi, scomparire a favore degli attori. Così anche fuori dalla soluzione scenica degli ambienti multipli, resta intatto un lavoro basato sull’interazione orizzontale fra più dimensioni, che è poi già previsto da Goldoni, ad iniziare dai continui rimandi al pubblico con battute «a parte», sottolineate e perpetuate attoricamente dall’uso ciclico di «controscene», mentre sul piano sonoro viene a svilupparsi coerentemente un sistema di echi ed origliamenti… Va infatti rilevata la prova di un cast ben calibrato su cui brillano le prove di un esilarante Massimo Vellaccio (Marchese di Forlipopoli), ottimamente coadiuvato da Umberto Marchesani (Marchese d’Albafiorita), a formare una coppia comica ideale nell’abbinamento degli opposti per tono e per figura, di Alessio Tessitore (Cavaliere di Ripafratta), notevole nella gestione dei toni ambivalenti di un ruolo assolutamente decisivo per la virata qualitativa della commedia, e Flavia Valoppi (Mirandolina) particolarmente abile nella resa delle controscene e nell’esecuzione agile di una duplicità per contro apertamente scissa.

Paolo Verlengia

 

Destinata a diventare la commedia più rappresentata di Goldoni, oltre che uno dei suoi capolavori, La locandiera inventa un personaggio che esprime perfettamente l’intelligenza, l’autonomia e la consapevolezza della donna del Settecento. Un personaggio simbolo di un’intera civiltà, una sorta di concentrato di tutte le creature femminili precedenti, oltre che l’espressione di una teatralità che ha cambiato radicalmente la storia della drammaturgia e dello spettacolo. Mirandolina è tutto questo insieme, ma anche una di quelle figure che finiscono con l’apparire paradigmatiche di una condizione esistenziale che travalica il proprio tempo. Mirandolina è l’incarnazione di una femminilità ardente, ma sempre consapevole: soggetto della commedia umana, non più oggetto come accadeva prima. Goldoni è affascinato da questa rivoluzione – che tale è – del costume, che ha per protagonista la donna. È lei che sceglie, mentre prima era scelta. È lei che conduce il gioco d’amore senza reticenze o ipocrisie, è lei sempre protagonista, nonostante gli uomini siano convinti del contrario. La Locandiera, vertice della prima fase della riforma Goldoniana, capolavoro di limpidezza e misura formale, mette in scena un personaggio-simbolo di un’intera civiltà, oltre che espressione di una teatralità che ha cambiato la storia della drammaturgia e dello spettacolo. Scrive Gian Marco Montesano nella sua presentazione dello spettacolo “Con La Locandiera, scritta da Goldoni nel 1753, che anticipa di quasi trent’anni ” Le Mariage de Figaro”di Beaumarchais e le celeberrime “Nozze di Figaro”di Mozart e di Da Ponte del 1786, irrompe sulla scena, giocosamente, leggermente, il radicale mutamento politico, economico, sociale e culturale che si stava preparando in Europa. L’intuizione, la capacità di leggere la tendenza ascoltando con straordinaria intelligenza la vita quotidiana, questa è la portata storica del lavoro di Goldoni. Un lavoro dalle valenze europee.”

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