Al Festival delle Terre d’Abruzzo Sara Iori, GAL Gran Sasso Velino: “il Presidio Slow Food ci ha cambiato la vita”

Sara Iori dell’azienda agricola Papaoli Alfonso di Navelli Presidio Slow Food

 Sara Iori, GAL Gran Sasso Velino: “l’agricoltura non è ritenuta un settore portante dell’economia”

“L’agricoltore è visto ancora come uno povero, arretrato, cafone: l’agricoltore invece oggi è dinamico, innovatore, detentore di sapere antico e moderno” – dice Davanti a confezioni di ceci rossi, eccellenza e unicità di produzione per Navelli (nessuno li coltiva in alcun posto d’Italia e del mondo), Sara Iori dell’Azienda Agricola Papaoli Alfonso di Navelli è presente al Festival delle terre d’abruzzo nel settore Compagnie di produttori.

Dietro al suo stand racconta con una semplicità sconcertante, quella tipica dello scopritore: “un giorno pulivano un vecchio garage e abbiamo trovato un secchio pieno di semi, li abbiamo piantati per capire di cosa si trattasse e poi abbiamo fatto esaminare piante e frutti. Chiaramente alcuni anziani li avevano già riconosciuti. Erano i ceci rossi, una varietà di qualche secolo fa, da tanto andata perduta, che un tempo si dava solo agli animali con il pastone. Un cece dotato di una quantità di ferro di gran lunga superiore a quella del cece classico, che già di per se’ ha un 30% di ferro in più rispetto al fegato.

Una scoperta che vi ha portato fortuna?

Una scoperta bella e basta, che abbiamo condiviso con tutti gli altri produttori, per cui a navelli tutti possono coltivare i ceci rossi. Se si riferisce a fortune economiche, la risposta è negativa. In questo settore e a questo livello si fa solo qualità.

 Ceci rossi, un’antica varietà i cui semi sono stati  ritrovati  da Sara Iori  in un vecchio garage e oggi patrimonio dell’agricoltura di navelli

Perché l’agricoltore piccolo non fa fortuna?

Perché è un mestiere coperto da nessuna garanzia, a differenza dell’industria, per esempio, che ha molti ammortizzatori sociali e misure anche preventive. In questo lavoro se va male un raccolto sei solo, al massimo ti arriva un ristoro di un terzo delle spese vive. Praticamente niente. Ecco, queste difficoltà impediscono al settore di essere ambito, insieme ad un’idea vecchia che fa pensare al contadino come ad un povero disgraziato”.

Anche le molte ore di lavoro e la qualità fortemente usurante sono una conseguenza della solitudine sociale alla quale è condannato da sempre l’agricoltore. Se venisse acquisito da tutti come dato economico che l’agricoltura è un asset dello sviluppo, sullo stesso campo ci si starebbe non più da soli ma a turni, esattamente come nessuno sta da solo in fabbrica ma ci va alternato ad altri garantendo così la produzione.

Anche le auto hanno le stagioni sfortunate ma nessuno resta a casa senza stipendio finché non riprende la vendita attesa. Eppure le auto non si mangiano… Anzi, inquinano.

“Comunque, per quanto riguarda l’Abruzzo in generale, devo dire che abbiamo fatto passi da gigante perché prima non si sapeva come commercializzare i prodotti al di fuori dell’area nella quale venivano prodotti: oggi, invece, grazie al Presidio Slow Food “Ceci di Navelli” e al GAL, viviamo un’altra era. Certo, siamo sempre aziende a conduzione familiare ma almeno abbiamo un mercato al quale rivolgerci e da ampliare”.

 

Pescara, 8 ottobre 2015, Scuola del Gusto Abruzzo – GAL Gran Sasso Velino

Tavolo filiera dei salumi tipici al Caffe’ Letterario del Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara durante il Festival delle Terre d’Abruzzo

 

 

Di fronte, il direttore del Gal Gran Sasso Velino Manuela Cozzi ad uno dei tavoli di lavoro del Caffè Letterario

 

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