Successo per Univaq Street Science nella notte europea dei ricercatori

contestTre parole chiave: scienza, divertimento, passione. A L’Aquila, “Univaq Street Science” insieme con “sharper” nell’ambito della Notte Europea dei Ricercatori ha reso onore ai numeri dello scorso anno, con circa venticinquemila presenze. Quest’anno l’Università dell’Aquila ha giocato il ruolo da protagonista: 490 volontari, tra studenti, ricercatori, professori, artisti, fotografi. Decine di eventi tra laboratori, performance artistiche, dimostrazioni, seminari, e incontri ravvicinati con la ricerca. La città tutta si è letteralmente riunita nei luoghi della cultura d’eccellenza: il Dipartimento di Scienze Umane a San Basilio, con il polo Acquasanta, è divenuto per un giorno “Casa della Scienza”, in cui tutti, dai bambini agli adulti, hanno potuto stimolare la loro inesauribile voglia di conoscere. Ospiti speciali i ragazzi delle scuole di Amatrice, che hanno visitato nella mattinata alcuni dei 46 negozi della ricerca allestiti nel Dipartimento. Anche quest’anno è stata la volta dei sistemi UAV, meglio conosciuti come droni, che hanno sorvolato la chiesa di Santa Maria Paganica, protagonista della ricostruzione in realtà virtuale elaborata dal Dipartimento di Informatica. Street Science è stata anche l’occasione per riscoprire la bellezza di Palazzo Lucentini-Bonanni, in Piazza Regina Margherita, fresco di restauro; lo splendido cortile ha infatti ospitato frammenti di storia della città nelle antiche cronache di Buccio di Ranallo, in duetto con professori e ricercatori. Le strade centrali del centro storico erano gremite: corso Vittorio Emanuele II è stato attraversato da una caccia al tesoro, alla quale hanno partecipato circa 250 persone; contemporaneamente è stata la volta delle “Incursioni Tanguere”, parate di ballerini del gruppo “Negraflor” in sinergia con gli attori di Artisti Aquilani Onlus, di Spazio Rimediato e degli Street Science Contest, competizioni goliardiche fra ricercatori. Ad immortalarli, oltre i fotografi ufficiali di Univaq Street Science, i partecipanti de “La ricerca in una foto”, concorso fotografico sul tema “ricerca”, in collaborazione con lo Studio di Roberto Grillo. Non è cosa di tutti i giorni vedere professori universitari discutere amichevolmente di grandi temi davanti un calice di vino: è questa, ad esempio, la filosofia degli Science Happy Hours, gli aperitivi della ricerca, una ricetta che si è rilevata ancora una volta di successo, coinvolgendo i numerosi locali che ogni giorno animano il centro storico in ricostruzione. Anche gli incontri con un’impostazione più tradizionale hanno avuto una forte risposta di pubblico: ne sono esempio le immagini dell’affollata sala di Palazzo Fibbioni, ospite d’eccezione il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt. A concludere in bellezza i concerti serali in viale Nizza, a cui hanno partecipato gli studenti del Conservatorio dell’Aquila e il gruppo re-uses dei Bamboo, perché la musica è anche ricerca. Questi sono solo alcuni delle decine di eventi susseguitisi: quest’anno l’app ufficiale di Street Science, sviluppata dal team del professor Henry Muccini, ha permesso di raccontare l’evento in tempo reale, monitorando tempi e luoghi del divertimento. Non meno importante il tema della sicurezza: sull’app è stato reso disponibile un piano di sicurezza scaricabile in pdf, a sostenere l’attività costante della Protezione Civile dell’Università. Del resto sei lunghi mesi di lavoro hanno dato i loro frutti, grazie ad una grande macchina organizzativa su base volontaria. Quella di Univaq Street Science e di Sharper 2016, è una vitalità partita dal basso, dai cittadini e dalle associazioni. “La nostra idea è quella che l’università debba ancora un po’ abbandonare quel ruolo di castello dorato di una sapienza tra i sapienti” spiega Massimo Prosperococco, tra i membri del comitato organizzatore. “L’Università è nel territorio, per cui condividere la conoscenza con il territorio è una cosa positiva. L’idea è che non sarà solo un evento isolato, annuale: l’università deve offrire ai suoi studenti degli spazi culturali di divertimento e di conoscenza condivisi”.

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