Quel giorno che cancellò la Marsica: era il 13 gennaio 1915

Il campanile della cattedrale non aveva ancora scandito le 8 del mattino. Una giornata che si preannunciava rigida, come del resto tutte le mattine nel freddo inverno della Marsica. Era mercoledì. Un giorno di lavoro per la città di Avezzano e per tutti i paesi adagiati sulla piana del Fucino. Il sole era ancora basso, circondato da nuvole cariche di pioggia.  Alcune persone erano già in strada, i bar erano aperti, in stazione decine di viaggiatori allineati sulla banchina aspettavano il treno, diretti per lo più a Roma e Sulmona. All’interno delle case gli uomini si preparavano ad andare a lavoro, le madri si occupavano dei bambini.
Sembrava l’inizio di una giornata come tante in questa parte di provincia italiana fatta di semplicità, di sacrifici e di duro lavoro.
Ma non era un giorno qualsiasi. Era la mattina del 13 gennaio 1915, e quello fu il giorno in cui la Marsica non vide il sole.

Alle ore 7:52 si fece di nuovo buio. Un boato assordante precedette di qualche secondo la catastrofe. Tutto iniziò a tremare violentemente. L’onda sismica, di magnitudo 7.0, si propagò su tutta la piana del Fucino e raggiunse i paesi del circondario. Per 34 lunghissimi secondi la terra oscillò violentemente, si contorse e si aprì ingoiando case e strade. I soffitti si spaccarono, gli edifici collassarono su se stessi. Un’immensa nuvola di fumo e gesso si alzò da terra.
Quando il boato cessò ci fu solo silenzio. La nebbia di polvere e detriti si dissipò verso il cielo lentamente. Come un macabro sipario alzandosi mostrò quello che era rimasto di Avezzano e di tutti i paesi della Marsica. Nulla. In poco più di trenta secondi l’intera zona dell’epicentro e i comuni vicini erano stati rasi al suolo. Nessuna casa, palazzo, chiesa aveva resistito e tutto si era accasciato a terra inghiottendo la vita di centinaia di migliaia di persone.

Il numero ufficiale delle vittime parla di trentamila morti. La maggior parte degli abitanti dei paesi dell’epicentro morì nel sisma. Basti pensare che ad Avezzano, su una popolazione di 13.000 abitanti, persero la vita 10.000 persone. Oltre al capoluogo marsicano, i comuni di Pescina, Gioia dei Marsi, San Benedetto dei Marsi, Ortucchio e tutti gli altri del circondario vennero letteralmente cancellati.
Il forte terremoto fu avvertito distintamente anche a Roma, dove alcuni palazzi subirono lievi danni. Nonostante questo non fu subito chiara la portata disastrosa del sisma e la macchina dei soccorsi si mise in moto molto lentamente. Solo la mattina del giorno successivo i primi soccorritori raggiunsero la zona colpita e constatarono con i loro occhi la gravità dei danni.

Sono trascorsi 102 anni da quel tragico giorno. Sembra quasi impossibile, a distanza di tanti anni, poter comprendere come un’intera generazione sia riuscita a rialzare la testa, rimboccarsi le maniche ed iniziare una nuova vita dopo aver subito una catastrofe di questa portata. Eppure una nuova Marsica è stata ricostruita. Il sacrifico di quelle persone sopravvissute al sisma, viene ricordato e celebrato ogni anno, rendendo indissolubile il legame che da sempre unisce la Marsica con le sue origini.

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