Pianella, “Lu Bbonjorne” il 27 e il 28 marzo

“Lu Bbonjorne” la manifestazione più caratteristica, di Pianella, così come ci è pervenuta nel corso degli anni, si svolge tra la Pasqua ed il Lunedì dell’Angelo. Uno o più canterini, accompagnati da un’orchestrina, si recano per le vie del paese salutando, con strofe in rima ed il linguaggio del “volgo antico” dal contenuto provocatorio ed ironico, tutte le famiglie, o almeno quelle più in vista. Si tratta di una specie di sceneggiata carnascialesca intesa quasi ad istituzionalizzare le dicerie ricorrenti sulla famiglia o su un personaggio della stessa. La tradizione de “Lu Bbonjorne” non risulta codificata in atti notarili, archivi comunali e parrocchiali, negli atti della Prefettura di Teramo e della Pretura di Pianella. Alcune notizie sono state tramandate oralmente fino a tutto l’Ottocento, ma bisogna aspettare il Novecento perché la tradizione abbia conferma attraverso fonti storiche quali documenti. Notizie de “Lu Bbonjorne” si hanno dal Giornale “Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise” anno IV n. 394, 1924, dal titolo “Lu Bbonjorne di Pianella ” In questo stesso articolo si fa cenno alla tradizione de “Lu Bbonjorne” attraverso la voce di giovani pianellesi che definiscono questa usanza come “cosa del secolo passato”. Oppure quando un anziano del paese, in attesa dell’arrivo dei restanti musici della famosa Banda dei “Diavoli Rossi” di Pianella, rimpiangeva i tempi de lu “Bandone”. Si tratta di una testimonianza a conferma che la tradizione de “Lu Bbonjorne”, tramandataci dalla tradizione popolare, era sicuramente in vigore nell’Ottocento già con la formazione della famosa Banda dei Diavoli Rossi (1863/1925) data, presumibilmente, in cui mantennero costantemente un grado eccelso di validità artistica. Secondo la storiografia locale, la tradizione vuole che detta usanza risalga al tempo dei Longobardi, quando parecchie famiglie longobarde si stanziarono in piano di Coccia, San Desiderio, Fontegallo, Salmacina; i nuovi padroni pretesero l’ave mattutina dei Romani (I Clientes precedevano i signori per dare il “buongiorno”), ma questo buongiorno diventò salace e pungente soprattutto contro le angherie dei vecchi e nuovi padroni. Con le attività canore e poetiche del 1100.1200, si diffusero cantori e menestrelli. Non è difficile rappresentare quello che avveniva nelle piazze delle nostre città e dei borghi quando vi giungevano i giullari fra la gente accorsa a sentire, vi saranno stati scrivani, artigiani, contadini, naturalmente dotati, che avranno particolarmente gustato l’arte di quelli e si saranno sentiti portati ad imitarli. Qualcuno si sarà poi trovato a creare per conto proprio brevi poesie secondo quei motivi e secondo quei ritmi. Nell’assenza di giullari e di cantori di professione, scrivani e popolani avranno assunto le loro parti componendo e cantando contrasti, strofe da serenate, stornelli satirici e cantate di piazza. Come si evidenzia in alcuni capitoli dello “Statuto di Pianella del 1549”, “Lu Bbonjorne” viene inserito nelle ricorrenze di avvenimenti legati al lavoro di campagna come la mietitura, la vendemmia, la raccolta delle olive, ovvero alla festa della Pasqua di resurrezione a cui erano legati riti pagani di propiziazione e rinnovamento, che avevano lo scopo non di divertimento puro e semplice per se stesso, ma per il bene dell’intera comunità. I versi, pur risultando pungenti hanno natura squisitamente satirica come è stato riconosciuto da un’ordinanza di archiviazione nei confronti di alcuni giullari dal Tribunale di Pescara. Nel corso degli anni, quindi sia “Lu Bbonjorne” tradizionale che quello in versi, pur avendo avuto in alcune rarissime circostanze degli strascichi giudiziari, non hanno mai subito delle condanne penali.

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