Non vi è conservazione senza sviluppo

Il Gran Sasso d’Italia ed i Monti della Laga esprimono, per consolidata tradizione e per precipua connotazione naturale, una non mortificabile vocazione anche turistica.

Non è certo un caso che lo storico Rifugio Garibaldi risalga al 1886, la storica funivia del Gran Sasso d’Italia risalga ai primi anni trenta del novecento; lo storico Rifugio Franchetti risalga alla metà del secolo scorso.

La Comunità Identitaria che vive ed opera sulle nostre Montagne, peraltro con sempre crescenti difficoltà, aspira giustamente ad avere una prospettiva di rilancio ed una possibilità di vita, anche economica.

In tal senso è ferma volontà, mia personale e della stragrande maggioranza del Consiglio Direttivo, assicurare ogni più utile e concreto intervento affinché detta prospettiva non rimanga frustrata.

Naturalmente non sono possibili paragoni con realtà sicuramente diverse, quale quella di Roccaraso (cui va il massimo rispetto) ma, fermo restando il compito istituzionale proprio dell’Ente Parco e la piena consapevolezza del valore straordinario delle matrici ambientali coinvolte, è impensabile mortificare un territorio rispetto alle proprie legittime aspettative anche di natura economica.

Per come autorevolmente dichiarato da Linda McMillan di IUCN. (International Union for Conservation of Nature), in sede di ultimo Congresso Mondiale dei Parchi tenutosi a Sidney:

  1. “durante il XX secolo i maggiori sforzi per preservare le aree montane si sono focalizzati sulla protezione DAI visitatori e da altri soggetti legati alla montagna;
  2. oggi abbiamo capito che la protezione delle aree protette montane a lungo termine è possibile solo concentrando gli sforzi per proteggere questi luoghi speciali INSIEME ai visitatori e quanti sono legati ai territori montani.”

In altri termini, facendo da ultimo propria l’inequivocabile espressione della Carta di Fontecchio 2016: “occorre ribadire con forza che la conservazione delle risorse naturali e del paesaggio deve accompagnarsi alla presenza umana che quelle risorse ha storicamente contribuito a conformare e senza la quale le aree protette perderebbero parte della loro specificità”.

Non vi è conservazione senza sviluppo.

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