Monticchio, “LE NOSTRE DONNE” il 9 e il 10 aprile

SPETTACOLO (STAGIONE Volo libero del Teatrozeta 2015/16)

“LE NOSTRE DONNE”

di ERIC ASSOUS (traduzione di GIULIA SERAFINI)

GRAN TEATRO ZETA – Parco delle Arti (lo. Monticchio)

9 APRILE (ore 21) 10 APRILE (ore 17 e30)

PRIMA NAZIONALE

Con EDOARDO SIRAVO – EMANUELE SALCE – MANUELE MORGESE

Regia di LIVIO GALASSI

Scene e costumi Lorenzo Cutuli

Una nuova produzione della Compagnia Teatrozeta diretta da Manuele Morgese

Il testo non è mai stato rappresentato in Italia, mentre in Francia, dopo il grande successo al Theatre de Paris con Jean Reno protagonista, ne hanno già fatto un film in uscita proprio ad Aprile, e firmato da Richard Berry con Daniel Auteuil.

Si tratta di una commedia brillante, surreale, dove i tre protagonisti analizzano il mondo delle donne e le loro relazioni.

Note di regia:

“LE NOSTRE DONNE “ non ci sono, ma invadono la scena: donne amate, odiate, rimpiante, assenze materializzate dai discorsi dei loro uomini in crisi, come loro: colpe riconosciute, colpe imputate: nessuno innocente, nessuno felice, nessuno autonomo. Tre coppie in crisi, come tante altre che trascinano le loro incomprensioni senza l’energia per affrontarle e tentare di risolverle. Due amici aspettano un terzo per una partita a carte. Il ritardatario arriva sconvolto confessando che in un impeto d’ira ha strangolato la moglie (così crede) e chiede aiuto e protezione: la testimonianza di un alibi falso. Sgomento, perplessità, indecisioni, paure, egoismi, tutto viene sviscerato del loro ambiguo legame, sarcasmo, disistima, ingratitudine, rivalità taciute e rinfacciate con furioso disprezzo. Crollo dell’amicizia oltre a quello sentimentale. Ma dalle macerie pian piano – con un colpo di scena – le cose tentano di ricomporsi alla meno peggio e si può proseguire con l’acre sollievo della verità. La partita a carte non sarà giocata, ma saranno messe in gioco – e senza più barare – le carte della vita, provocatrici di una metamorfosi che trasforma i cari amici in belve che si azzannano scuoiandosi a vicenda. E’ una commedia magistralmente dosata che sa spingersi al limite della farsa ritirandosi con maestria e credibilità, e che sa adombrarsi di bilanci esistenziali senza mai spegnere la sua brillante ironia. L’intelligenza della scrittura e del suo ritmo, il teatrale ribaltamento dei ruoli, ne fa una commedia preziosa, raffinata ed esperta, che attraversa tutti gli umori del presente, leggera e spietata, coinvolta e coinvolgente. Un raro stimolo di totale impegno per i tre protagonisti. Luci, scenografia, costumi, arredi, oggetti, tutto ciò che appare o entra in scena avrà senso e ruolo, semiologicamente applicati al nitore drammaturgico e psicologico di questa articolata vicenda che si inabissa oscura e riaffiora dissolvendosi alla tenue luce di un mattino di speranza… che però la regia non assicura, infatti…

Livio Galassi

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