Made in Italy e partenariato transatlantico

“Pur in un clima di incertezza, i mercati esteri  sono uno sbocco irrinunciabile per le produzioni abruzzesi. Il made in Italy si conferma un brand molto apprezzato anche in questo momento di instabilità economica ed i Paesi dell’Europa Occidentale e gli USA sono i principali sbocchi commerciali delle nostre imprese con picchi di crescita dell’export in Gran Bretagna, Danimarca, Polonia ed Ungheria. Un trend che rischia di essere, però, pesantemente compromesso con l’ approvazione del TTIP”. Così, il presidente del Centro Estero , Daniele Becci, in apertura dei lavori del seminario odierno in Camera di Commercio, a Pescara, ha sintetizzato il tema che è stato approfondito dai tecnici del settore, di fronte ad una corposa platea di aziende abruzzesi. L’iniziativa, dunque, organizzata dal Centro Estero delle Camere di Commercio d’Abruzzo, in collaborazione con UniCredit, si è posta l’obiettivo di individuare i Paesi Europei che presentano una maggiore ricettività per il Made in italy e chiarire cos’è il partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti tra USA e Unione Europea (TTIP) e quali sarebbero le conseguenze per le nostre imprese, nell’ ipotesi che questo trattato venisse siglato tra le parti. “Se l’Italia accettasse di entrare in questa nuova formula di mercato – è andato dritto al punto Franco Tempesta docente e consulente di Tecniche di Commercio Internazionale e Marketing – verrebbe seriamente compromessa la salute dei consumatori. Arriverebbero dagli Stati Uniti prodotti alimentari e farmaceutici con standard nettamente inferiori – spiega – a quelli europei. Negli Usa non esistono regolamentazioni rigide come le nostre e ciò rappresenterebbe un grande pericolo. La Francia per il momento ha nicchiato, per la Germania è un netto no – riferisce Tempesta – mentre l’Italia, hainoi, è favorevole al Trattato transatlantico. Il TTIP non mira semplicemente a eliminare i dazi nella commercializzazione dei prodotti in Europa – sottolinea – ma il vero obiettivo è quello di creare un’area di libero scambio in cui la Cina, il più grande competitor del Usa, non sarebbe più competitiva considerando che le loro merci dovrebbero pagare i dazi all’interno del mercato dell’UE. Inoltre, le autorità americane temono che lo Yuan possa diventare nel breve periodo la moneta di scambio internazionale, eventualità inaccettabile per l’economia americana. E’ evidente – ha concluso Franco Tempesta – che la firma di questo accordo deve essere evitata soprattutto perché il Trattato si prevede super partes ed andrebbe a condizionare pesantemente le politiche commerciali ed economiche dei Paesi UE”. Presente al seminario anche Cesare Modanesi di UniCredit che ha relazionato in merito alle modalità di incasso e pagamento più comuni negli scambi commerciali con gli Stati Uniti e con i Paesi Europei dell’Europa Centrale. Timori e perplessità sono stati manifestati tra i numerosi imprenditori presenti. In platea anche Antonella Di Tonno, amministratore unico della Talamonti di Loreto Aprutino, azienda produttrice di vino, che è stata selezionata, tra 4 aziende italiane, per l’assegnazione di un tender in Australia, per la fornitura di vino negli alberghi Marriot.

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