L’Aquila, Seminario di filosofia il 23 marzo

Donatella Donati (Nottingham)

Disposizioni e Platonismo

Il disposizionalismo è quella teoria che concepisce le proprietà come disposizioni. Come suggerisce il loro nome, queste proprietà dispongono, tendono verso un qualcosa: le loro manifestazioni. Ad esempio, la solubilità tende verso la dissoluzione (che è, appunto, una manifestazione della solubilità). In un recente articolo sul disposizionalismo (Platonic Dispositionalism, 2013), Matthew Tugby sostiene che le due teorie delle proprietà solitamente adottate dai disposizionalisti, il tropismo (che concepisce le proprietà come entità particolari) e l’aristotelismo (secondo cui le proprietà sono universali immanenti, cioè che dipendono dalle loro istanziazioni nello spaziotempo), non soddisfano due principi comuni a tutte le teorie disposizionaliste. Questi due principi vengono identificati da Tugby come il “principio centrale” (central platitude – CP) – secondo cui le disposizioni sono reali anche quando non si manifestano; e il “principio dell’intrinsicalità” (intrinsicness platitude – IP) – secondo cui le disposizioni sono intrinseche ai loro possessori. Ad esempio, un cubetto di zucchero è solubile anche se non si scioglierà mai; e la solubilità è intrinseca al cubetto di zucchero, cioè non dipende da fattori esterni ad esso. Su queste basi, Tugby sviluppa un account particolare del disposizionalismo: difende una teoria platonica (o trascendente) delle proprietà (gli universali platonici sono indipendenti dalle loro istanziazioni nello spaziotempo), che sia in grado di soddisfare i due principi appena menzionati. In questo talk, sosterrò che il disposizionalismo platonico di Tugby non può essere adottato all’interno di un’ontologia dei poteri (o disposizionale), in quanto non soddisfa altri due principi fondamentali del disposizionalismo: il principio dell’asimmetria temporale (TAP) e il principio dei poteri (PP), che vedremo nel corso del talk.

 

Alessio Santelli (Venezia e Barcellona)

Il problema dell’asserzione dei Futuri Contingenti: intuizioni metafisiche a confronto

In questo talk analizzerò il problema dell’asserzione dei futuri contingenti (Assertion Problem) cercando di mostrare come le due principali soluzioni fornite finora a tale problema, quella di Belnap (1994, 2001) e quella di MacFarlane (2003, 2014), sono entrambe problematiche. Più in particolare, dopo aver introdotto le nozioni metafisiche di “futuro aperto” (open future) e “tempo ramificato” (branching time), proverò a chiarire perché le teorie semantiche di Belnap e di MacFarlane, costruite a partire da tali nozioni, non riescono a rendere conto in maniera soddisfacente del fenomeno dell’asserzione dei futuri contingenti. Come cercherò di argomentare, il problema è sostanzialmente di natura metafisica ed ha a che fare con una inadeguata concezione di futuro aperto condivisa da entrambe le teorie.

 

Mercoledì 23 marzo alle ore 14:30 al Dipartimento di Scienze Umane – UNIVAQ

 

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