La maiolica del mese: Mattone istoriato con Venere che consegna le armi ad Enea

7b46f15b-7f3c-45d6-ae3d-19875fe99343Francesco Antonio Saverio Grue
Mattone istoriato con Venere che consegna le armi ad Enea, 1738
Si tratta di uno dei capolavori di Francesco Antonio Saverio Grue (1686-1746), figlio di Carlo Antonio Grue e grande esponente della celebre dinastia di maestri castellani attivi dal XVII al XVIII secolo. L’opera, che segna il percorso più alto e maturo dell’artista, ci mostra l’eroica figura di Enea nell’atto di ricevere la divina armatura da Venere. L’episodio è narrato da Virgilio nell’VIII libro dell’Eneide, come ci fa notare l’autore stesso inserendo sulla mattonella in basso a destra l’iscrizione “Eneid L VIII”. La splendida dea avvolta da un manto azzurro della stessa tonalità del nastro che cinge i biondi capelli, poggia su un carro trainato da putti nell’atto di sorreggere fiaccole e colombe. Le figure sono abilmente inserite in un paesaggio campestre con architetture sullo sfondo. Il tema è tratto da un’incisione di Francesco Faraone Aquila come illustrazione dell’omonima opera di Nicolas Poussin in collezione Art Gallery nell’Ontario. L’intenzione di Carlo Antonio Grue era di destinare il primogenito Francesco Antonio Saverio, contro la sua volontà, alla carriera ecclesiastica. Dopo gli studi di latino, metrica e una passione per la poesia, fuggì dal seminario di Penne e si trasferì a Urbino dove completò gli studi universitari, laureandosi nel 1706 in teologia e filosofia, titolo di cui amava gloriarsi, come attestano diverse firme apposte sulle maioliche dal lui realizzate. Dal 1713 lavorò a Bussi, piccolo centro ceramico, di cui fu anche Governatore. Nel 1716, rientrato a Castelli, fu tra i promotori della rivolta contro il Marchese Ferdinando Alarcón y Mendoza accusato di impossessarsi dei proventi della tassa sulle maioliche. Dal 1717 dimorò per diversi anni a Napoli, dove lavorò assiduamente influenzando la locale produzione con “la maniera di Castelli”. Qui sposò nel 1730 Candida Ruggiero. Francesco Antonio Saverio Grue morì lasciando in eredità il proprio mestiere al figlio Saverio Grue, di cui si parlerà nelle prossime newsletter mensili.

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