Giorgio Bàrberi Squarotti, L’Abruzzo e i suoi studi sul Vate

La scomparsa di Giorgio Bàrberi Squarotti ha rappresentato una gravissima perdita per la letteratura e per la cultura italiana. Docente universitario a Torino, dove si era laureato con Giovanni Getto e dove aveva insegnato ininterrottamente dal 1966 al 1999, poeta, saggista tra i più apprezzati, anche negli ambienti universitari stranieri più prestigiosi, ha prodotto, nel corso della sua lunghissima carriera, una cinquantina di volumi, che spaziano da Dante a Petrarca, da Machiavelli a Goldoni, da Tasso ad Alfieri, da Manzoni a Carducci, e poi Pascoli, Gozzano, Sbarbaro, Saba, Campana, Montale, Svevo, Jovine, Gadda, Pasolini, Carlo Levi e molti autori viventi, giovani e meno giovani, per i quali è stato spesso prodigo di consigli e di contributi critici, come per chi scrive questa nota, che ha avuto anche l’onore di ospitarlo in diverse occasioni letterarie organizzate all’estero.
Particolarmente affezionato all’Abruzzo, dove contava diversi amici e dove si recava spesso, soprattutto per partecipare ai convegni dannunziani organizzati dal Centro Nazionale di Studi Dannunziani fondato da Edoardo Tiboni, di cui è stato sicuramente uno dei più assidui relatori, a partire dal primo, D’Annunzio giovane e il verismo, nel 1979, quando tenne una splendida conferenza su D’Annunzio novelliere e il Verga, fino al quarantunesimo, che ha avuto luogo un paio di anni fa su D’Annunzio, la guerra, l’Europa, al quale non potè partecipare personalmente per le sue precarie condizioni di salute, ma fece pervenire una ricca e stimolante relazione, in corso di pubblicazione, dal titolo “La guerra. Epica e orrore” in cui ripercorre l’opera letteraria dannunziana in rapporto al primo conflitto mondiale. Al Vate Bàrberi Squarotti dedicò anche due pregevoli volumi: uno nel 1971 con il titolo Il gesto improbabile. Tre saggi su Gabriele d’Annunzio; il secondo, nel 1992, pubblicato da Genesi, con il titolo La scrittura verso il nulla, D’Annunzio.
Oltre che grande saggista e direttore di collane e di Istituzioni culturali come la Enciclopedia Utet, Giorgio Bàrberi Squarotti è stato anche un finissimo poeta, spesso oscurato dalla soverchiante fama del critico, che ha prodotto una ventina di raccolte alle quali non si è riservata la necessaria considerazione e sulle quali si dovrà prima o poi tornare perché rappresentano anch’esse un fondamentale contributo da parte di uno dei più colti e sensibili testimoni dell’ultimo sessantennio della storia letteraria del nostro paese. (Dante Marianacci)

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