Pescara, L’aLTROVE sEGNO e iDENTITÀ dall’11 giugno all’11 luglio

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Data
dal 11/06/2016 al 11/07/2016
dalle Tutto il giorno

Luogo
Pescara

Categorie


Yayoi Kusama_A Tale in Blue is Filled with my life (partCandy Candy / Laura VdB Facchini / Cinzia Fiaschi /

Yayoi Kusama / Bertina Lopes / Tina Modotti /

Camelia Mirescu / Paola Ponzellini / Patti Smith / Daniela Ventrone

mostra a cura di

Claudio Crescentini

spazio espositivo

MEDIAMUSEUM

Pescara, piazza Alessandrini, n. 34

inaugurazione

sabato 11 giugno 2016, ore 17,30.

La mostra resterà aperta fino al 11 luglio 2016,

ore 10,30 – 12,30 / 17,00 – 19,00 (domenica e festivi esclusi)

La donna, nell’attualità dell’essere artista oggi e seguendo l’insegnamento di Jacques Lacan, viene verificata, nella presente mostra, per il tramite di una mirata selezione di artiste del XX e XXI secolo, mediante le quali l’approccio curatoriale si estrinseca nella multidisciplinarietà e interdisciplinarietà dei lavori presentati. Il risultato è la presenza di 10 artiste, di varie generazioni, culture e “identità” che andranno a confrontarsi su un tema storico e di grande attualità.

La mostra, infatti, si snoda, anche grazie ad un allestimento studiato in funzione del particolare spazio espositivo, dal valore installativo di Candy Candy alla pittura di Bertina Lopes, Camelia Mirescu e Daniela Ventrone, passando per il collage di Paola Ponzellini. Dalle creazioni extra-pittoriche di Laura VdB Facchini e di Yayoi Kusama a quelle cromatico-performative di Cinzia Fiaschi, oltre alla fotografia di Tina Modotti e alla poesia di Patti Smith.

Dal femminismo ai gender studies le donne artiste, soprattutto dagli anni Sessanta in poi, hanno assunto una loro autonomia e specificità, non contraria o in opposizione a quella maschile, ma appunto Altra. Tanto che L’Altrove teorizzato da Lacan nel Seminario V (1957) come nuovo ritratto del desiderio – il «desiderio dell’Altrove» lo chiama – non riflette più la sua dimensione oggettuale e unicamente sessuale, di «desiderio sessuale», come avrebbe detto Freud, ma richiama, per via complementare, proprio la sfera intellettuale e quindi creativa, perciò artistica, della donna e, nel nostro specifico, della donna artista.

Se Lacan con le sue teorie mette in luce la secondarietà psicologica del desiderio femminile come inseguimento disperato di un «oggetto del soddisfacimento» che non esiste, da altro lato rafforza proprio la specificità del desiderio femminile appunto come apertura verso L’Altrove, come trascendenza, invocazione di un’altra possibilità rispetto a quella dell’esistente rispecchiabile e verificabile anche nell’arte, nel fare arte. Del resto non è affatto un caso trascurabile che Lacan abbia proposto di tradurre il termine tedesco che in Freud definisce il desiderio – Wunsch – con il termine francese Voeu, voto, vocazione, quasi come nel senso della “vocazione del fare arte” – fare Altro – molto spesso espressa dalla critica d’arte del XX secolo.

In questo senso la mostra si pone come ponte, passaggio fra l’Altro e L’Altrove da intendere quindi come spinta propulsiva della creatività e, nel presente caso, della creatività artistica, verificata anche sulla tecnicità e il tecnicismo delle opere delle donne artiste presentate, quasi senza soluzione di continuità fra una tecnica e l’altra, fra una generazione e l’altra.

Pensiamo ad esempio alle installazioni socio-politiche della giovane street artist newyorkese Candy Candy poste a confronto con lo studio e la lavorazione delle stoffe trasformate e ricomposte dall’oggettualità fattuale di Laura VdB Facchini, a loro volta aderenti alla ricerca delle parole come suono di Patti Smith. Così come per quello che concerne il rapporto visuale con i collages e il decor di Paola Ponzellini che, a sua volta, tratta le carte proprio con una delicatezza che rimanda alla parola poetica. Nello stesso tempo si veda la raffinatezza e l’intimismo dei recenti telieri-composizioni archetipali e segnici di Yayoi Kusama in rapporto con la figura colta e raffinata, seppur attuale, di Daniela Ventrone, in contrapposizione con i “segni” etnici e di antagonismo culturale di Bertina Lopes che a loro volta si rifrangono nella concettualità azionista e cromatica di Cinzia Fiaschi. Così come nelle creazioni pittoriche di Camelia Mirescu elaborate sul contesto simbolico della “Quadratura”, segno ermetico dell’essere appunto donna/artista. Ricollegabile quindi con il senso e la prospettiva “a scatola” della scelta d’immagine e di vita di Tina Modotti.

In una serie continua di rimandi, rifrangenze, compresenze e concettualità, le artisti presentate in questo nostro Altrove fanno in modo che appunto il concetto di essere donne acquisisca il senso stesso primario dell’essere artiste oggi. Anche collegandosi espressamente al Segno dell’Identità dell’essere appunto donne artiste e contemporanee. Creative e rappresentative quindi di un universo artistico e multimediale specificatamente libero e universale.

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