Calcio a cinque, Fulvio Colini rinnova con il Pescara

Il tecnico dei biancazzurri Fulvio Colini mette nero su bianco ed estende il suo contratto con la società del Presidente Danilo Iannascoli. Il coach romano sarà alla guida tecnica del Pescara C5 per la terza stagione consecutiva, dopo aver scritto negli ultimi nove mesi pagine indelebili della storia del Delfino: uno Scudetto, una Coppa Italia ed una Supercoppa italiana i trofei conquistati in riva all’adriatico.

 

Coach, vergare questo nuovo contratto è stata una pura formalità?

Sin dall’inizio avevamo progettato un percorso triennale finalizzato a portare titoli a Pescara e a collocare stabilmente il Delfino nell’élite nazionale ed europea del futsal. Devo confessare che le vittorie sono arrivate in anticipo rispetto a quanto preventivato ed oggi si può dire che i risultati testimoniano del buon lavoro che congiuntamente abbiamo prodotto in questi venti mesi di felice sodalizio. Ovvio che la conclusione della Coppa Italia rappresenti ogni anno il momento ideale della stagione per fare un primo bilancio e ragionare sul futuro. Ci siamo guardati in faccia e in un amen, con piena soddisfazione delle parti, abbiamo deciso di prolungare il connubio.

 

Vincere aiuta a vincere, dopo la vittoria del campionato scorso, la bacheca si è già arricchita di due trofei ambitissimi. Una stagione questa, che può valutarsi già positiva ?

Andiamoci piano con le valutazioni. Adesso arriva il bello. Abbiamo ancora davanti due obiettivi importantissimi e il modo più sbagliato per approcciarli è quello di specchiarsi e di compiacersi. Le valutazioni facciamole alla fine, oggi è prematuro. Ci apprestiamo a partecipare ad una manifestazione di livello mondiale, essendo, a mio avviso, gli spagnoli e i russi le compagini più forti al mondo. Vogliamo misurare il nostro livello di competitività per capire fine in fondo quanto siamo vicini o lontani da loro. Giocheremo due partite, avendo tre medaglie in palio, vogliamo salire sul podio e fare bella figura. Se poi le nostre avversarie si distraessero …

 

C’è anche il campionato.

Esatto! Ripetersi è difficilissimo ma noi vogliamo difendere ad ogni costo il titolo che abbiamo conquistato e non faremo sconti a nessuno. La concorrenza è sempre più agguerrita ma siamo affezionati allo scudetto che portiamo in petto e non sarà facile scucircelo dalla maglia.

 

Se, come dici, una valutazione della stagione è ancora impossibile non si può dire altrettanto della tua carriera di allenatore. In fatto di vittorie e di titoli hai staccato tutti e sei l’allenatore più vincente della storia del futsal italiano.

Sono trentuno anni che alleno e ricordo che nei primi dieci, quindici anni di carriera molti mi consideravano un perdente, perché non avevo mai vinto nulla. In realtà in quel periodo avevo conseguito 6 o 7 promozione e un paio di semifinali scudetto, quando due squadre romane dominavano la scena, potendo contare su roster nettamente più forti rispetto a tutte le altre compagini. Questo periodo che qualcuno, non io, considera “buio” è terminato quando ho iniziato ad allenare finalmente squadre composte da grandi giocatori. Sono da sempre convinto che senza la qualità non puoi mai vincere. Nessuno fa miracoli e io non faccio eccezione. Alzi i trofei se hai i giocatori, per questo quando vinco non mi esalto mai e consiglio a tutti di non esaltarsi, anche se vedo che alcuni miei colleghi, pur non avendo vinto nulla, tendono ad enfatizzare oltre misura il loro ruolo e il loro operato. Calma ragazzi! Se devo darmi un merito, come allenatore, è quello di aver saputo sempre sfruttare al 100% le potenzialità tecniche dei giocatori e di aver saputo assemblarle. Punto!

 

Tutto qui, non c’è altro ?

Vedi, ho avuto anche la fortuna di aver fatto tanta gavetta e di aver accumulato un bagaglio ingente d’esperienze che stratificatesi hanno progressivamente edificato la costruzione della mia attuale personalità d’allenatore. Non mi sono mai chiuso ed arroccato superbamente in un mondo fatto di certezze. Ho alimentato sempre i miei dubbi, attraverso l’apertura, l’ascolto e la disponibilità. Oggi, invece, gli allenatori, non mi riferisco solo al futsal, arrivano troppo in fretta al vertice. Sembra tutto facile e scontato, perdendo così l’umiltà e diventando presto saccenti sino alla superbia. In questo mestiere, come in tutti i mestieri e le professioni, ci vuole apertura mentale, esperienza e umiltà. Non è un mestiere per geni ma per bravi e meticolosi artigiani.

 

Dopo tante vittorie come si riesce ad alimentare stimoli sufficienti per andare avanti ?

Gli stimoli possono essere alimentati in mille modi, a secondo della personalità di ognuno. Io mi pongo solo e sempre traguardi vicini, vicinissimi. Lascio perdere i traguardi lontani e vivo intensamente il presente più immediato: l’allenamento, la partita, il torneo e così via. Non ho mai sofferto di inappetenza e ho sempre fame di … vittorie.

 

Trentuno anni di carriera sono molti, è caduto il muro di Berlino, è cambiato il mondo, il calcetto è diventato futsal, le regole e le interpretazioni mutano di continuo. Come fai ad essere sempre al passo con i tempi ?

Mi fornisci un assist. Quest’anno l’interpretazione arbitrale del nostro gioco presuppone una difesa senza contatto fisico. Un’interpretazione che assolutamente non condivido e che sembra sia stata finalizzata ad personam. Il centrale difensivo ideale è quello senza braccia. Per me è un’interpretazione assolutamente snaturante del gioco. Eppure non mi sono limitato a lamentarmi ma ho adeguato la difesa del Pescara alla situazione attuale. La parola magica è adeguamento. Cambia lo sport, cambiano gli atleti, cambiano i giocatori e di conseguenza deve cambiare anche l’allenatore, costretto oggi più di ieri ad un processo di formazione continua. Non basta aggiornarsi di tanto in tanto, oggi la curiosità verso il cambiamento deve essere l’atteggiamento peculiare di un bravo allenatore. Chi non è curioso è meglio che se ne stia a casa a sfogliare l’album dei propri ricordi.

 

A proposito di allenatori, sei in grado di intravvedere un nuovo Colini ?

Ci sono tanti bravi allenatori anche nelle serie minori, in B, in C e nei campionati giovanili. Ho in mente qualche nome ma non posso rivelarlo. Non voglio far danno a nessuno ma soprattutto a quelli che segnalerei, i quali inevitabilmente, messi sotto la luce dei riflettori, potrebbero risentire di un’inutile quanto gravosa etichetta. Per questa ragione non voglio investire nessuno del titolo di “futuro Colini”. Consiglio a tutti invece di salire per gradi e di costruire gradualmente un bagaglio sufficiente d’esperienze. Tempo verrà per raccogliere i frutti del proprio lavoro”.

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