Pescara, “PREGO, PRIMA LEI!” Lettera aperta del CGIL Welcomes Immigrazione

Apprendiamo la notizia che il 6 ottobre alle 13.35, sulla linea di autobus TUA che percorre la tratta Teramo-Valle Castellana in partenza dal Piazzale San Francesco – scrive in una nota il CGIL Welcomes Immigrazione di Montesilvano – un gentile autista sollecitava alcuni passeggeri muniti di regolare biglietto a scendere dal bus sempre sovraffollato già alla partenza.
Alle legittime e, immaginiamo, un po’ stupefatte resistenze opposte dagli ignari viaggiatori facevano da coro i commenti di altre non meglio identificate presenze a sostegno dell’autista.
Le emergenze di matrice pratico-logistica, si sa, hanno sempre la meglio su quelle di ordine umanitario. Sarebbe ben strana e certo incredibile ai più la vicenda dell’autobus, testimoniata nelle cronache locali, se non si dicesse che i viaggiatori invitati a scendere dall’autobus erano tutti ragazzi di provenienza africana mentre tutti altri passeggeri sicuramente indigeni di nazionalità europea.

La Tua rivela di aver stipulato un accordo con il Centro di accoglienza straordinaria di Teramo ospitante gli immigrati per i quali sarebbe stata comunque disponibile la corsa delle ore 14,00.
Una corsa riservata o segregata? La risposta pare alludere a retroscena più inquietanti della domanda.
Dunque, se ne deduce che sussistano delle priorità pure nel trasporto pubblico e che le diverse nazionalità istituiscano corsie preferenziali indipendenti dall’orario in cui si è pagato un biglietto.
Perché l’autista ha invitato proprio quei passeggeri e non altri a scendere? Tutti, come fossero un’unica cosa, un’unica massa indistinta e non persone, ospiti indesiderati che tuttavia si tenta di tollerare scongiurando l’invasione (dei cattivi pensieri), che forse è già nelle nostre teste.
Cgil Welcomes sarà presente ovunque dovessero ripetersi casi analoghi a quello qui sommariamente raccontato e organizzerà presidi informativi e manifestazioni che possano dirimere le questioni aperte senza consentire che, un giorno dietro l’altro, si costruiscano i presupposti ideologici alla xenofobia e all’odio razziale. Da sempre, i movimenti xenofobi contano sull’indifferenza dei più accumulando poi riserve di consenso pressoché inesauribili proprio a partire dal disagio già esistente.
Ai profughi di guerra, agli scampati ai campi di prigionia, agli invalidi, si diceva, dopo la guerra, di tacere, di smettere di raccontare l’ingiustizia o il dolore, di portarsi a casa le brutte facce dell’esilio, della povertà e della rassegnazione perché troppo era già durata la tragedia e bisognava andare avanti, voltare pagina. Pensare al come e lasciar perdere i “perché”.
Oggi appare ancora evidente che se una cosa funziona bene non è detto che sia necessariamente un Bene. In questo caso specifico (e in molti altri in generale) qualcosa nel profondo non sembra funzionare affatto.

CGIL Welcomes Immigrazione
(Pescara-Montesilvano)

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